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| @ http://www.konzerte-basel.ch, Nobuyuki Tsujii |
Domenica 13 maggio, ore 11. Siamo sgusciate in platea due minuti prima che chiudessero gli ingressi, la tessera dell'abbonamento sfilata di furia dal portafoglio, il casco della bicicletta infilato sotto il braccio e la giacca slacciata in equilibrio precario su una spalla, fatta scivolare giù dall'altra per compensare la traspirazione della corsa.
Fila 5, posti 99 e 100: abbiamo fatto alzare tutti, che, subito dopo, in un domino impeccabile si sono riaccucciati nelle loro poltrone e noi con loro. Mentre impacchetto le giacche e ne modello un cuscino improvvisato per Amélie, mi guardo intorno. La Musiksaal è, contrariamente al solito, stipata e le mise piuttosto ricercate. Sul palco sono allestite sedie e leggii per un'orchestra al completo e io mi sistemo meglio sul velluto rosso per godermi l'entrata in scena dei musicisti. Amélie, che è smaccatamente di parte, esulta solo quando prendono posto “I violini!!!” (cit.), lancia uno sguardo obliquo ai violoncelli e poi mima l'accordatura degli strumenti sul sottofondo di un coro di MI.
Non è però della sinfonia Nr.39 Es-Dur, KV 543 di W. A. Mozart, che voglio raccontarvi ma degli epici quaranta minuti del Prokofjew successivo (Klavierkonzert Nr. 3 C-Dur, op. 26).