venerdì 13 dicembre 2013

Bach & Recomposed




“Bach & Recomposed” è un progetto pionieristico dai tratti geniali.

Le intenzioni che ne hanno promosso la nascita hanno a che fare con il fascino del rischio ed il gusto della scoperta. Battere sentieri inesplorati, intraprendere un viaggio lungo strade ancora da disegnare su una mappa bianca e piena di promesse. Queste sono, si potrebbe dire, le sue condizioni preliminari.

Ma se fosse solo questo, B&R si ridurrebbe ad un esperimento elitario e specialistico, un viaggio in solitaria, distante ed incomprensibile ai più; invece quest'opera è impregnata di un grande amore per la musica e di una brama appassionata di condividerla. C'è un pubblico, spesso distratto, a volte indifferente o prevenuto nei confronti della musica classica, un pubblico vastissimo, da entusiasmare.

Questo concerto, che ha riempito due serate basilesi, il 6 e 7 novembre 2013 alla Gare du Nord, ha saputo far danzare un pubblico incantato sulla corda tesa di equilibrismi melodici, alternando alle partiture rassicuranti del Bach noto giochi sonori inconsueti, in una sfida costante al conforto rilassato degli ascoltatori. Come si osservano acrobazie aeree con il fiato sospeso, così abbiamo assistito, in punta di poltrona, con muscoli ed orecchie tese, occhi ed anima sgranati, ad uno spettacolo che ha saputo toccare le corde più profonde del nostro essere.

mercoledì 12 giugno 2013

“Die Alp träumt” al Vorstadttheater Basel– incubo di una notte d'inizio estate

@ www.vorstadttheaterbasel.ch

Per prima cosa la pièce parla di uomini e donne, madri e figli, padri e figlie e dei loro rapporti reciproci. In un'altalena che sovverte e ristabilisce continuamente gli equilibri di forza. Ci sono donne timide e remissive, altre manipolatrici e morbose, c'è quella solida, d'aspro buon senso e modi spicci e la dolce, romantica, eppure savia. E ci sono uomini insicuri e bambocci, o scaltri e affabulatori, ingenui sempliciotti o calcolatori spregiudicati, ma anche sognatori che volano alto per quanto si sforzino di ancorare le loro speranze bene a terra. Ci sono i bulli ed i saggi, le belle e le acide, giovani e vecchi: in tre, sul palco, mettono in scena l'umanità tutta.

Un'altra chiave di lettura la suggerisce il titolo: “Die Alp träumt” che reca l'ambivalenza di un significato piano “l'Alpe sogna” e del suo rovescio: l'incubo (ossia, letteralmente “der Alptraum”), che si svela quando su questo gioco di parole cala la notte.
Sogni e incubi, quindi, nelle loro più varie, persino surreali, declinazioni. Ci sono i sogni di felicità di Josef, i sogni di gloria di Amand, i sogni premonitori di Viktorine che non vuole uno sposo morto; i sogni degli uomini e gli incubi dell'Alpe che non vuole la loro civiltà sui suoi algidi fianchi di ghiaccio.

domenica 12 maggio 2013

I Pelati Delicati (Die delikat Geschälten) - Volare in una notte basilese

www.pelati.ch

Sono le 22,10, siamo tornate a casa adesso e non ho potuto fare a meno d’interrompere il soffuso frinire elettronico del Mac per sollevarne lo schermo ed iniziare un nuovo documento di testo.

Ho bisogno di raccontare, lasciar rotolare le parole sul foglio, per non interrompere il moto ´andante allegro´ che mi ha fatto fischiettare fino a casa, sul fruscio delle ruote che scivolavano svelte sull’asfalto. A volte ci sono serate magnificamente spoglie, che se le si guarda dal di fuori per carpirne il segreto, ci paiono quasi insignificanti, e non riusciamo a spiegarci che merito abbiano in quella gioia densa e limpida che ci spumeggia dentro. Sarà stata la nostalgia viola di tramonto che macchiava le ombre della notte, o lo sbaffo di luna accompagnato da una cruna di stella appena strabica o sarà stato uno spettacolo piacevolissimo che ci ha fatto ridere e cantare per quasi due ore allo Schauspielhaus di Basel.

I due mattatori italo-svizzeri, uno emigrato al di qua delle Alpi 28 anni fa, l’altro nato su suolo elvetico 52 anni fa, si sono dati il nom de plume Pelati Delicati, laddove la versione tedesca (Die delikat Geschälten) rende al meglio il voluto gioco di parole: non calvi, bensì ´sbucciati´, come i San Marzano che si imbottigliano in salsa.

venerdì 3 maggio 2013

Petra, le sfide dell'esposizione basilese (versione italiana ed ampliata dell'articolo “Vom Geruch der Wüste”, sul Basler Zeitung del 10.04.2013)

 
Antikenmuseum und Sammlung Ludwig, Basel @ www.landeskunde-online.de

La proroga di due mesi della mostra “Petra: Meraviglia nel Deserto” al museo di antichità di Basilea non deve stupire: Petra ha tutte le caratteristiche per suscitare la curiosità dei profani e catalizzare l'interesse d'intenditori ed appassionati di cultura.

La sua aura d'avventura e mistero esercita, da sempre, un forte fascino sulla fantasia collettiva. Annoverata tra le nuove sette meraviglie del mondo, la più famosa città rocciosa della Giordania – per lo meno in qualità di icona – è ampiamente nota. Inoltre appartiene all'enciclopedia della cultura popolare in quanto esotica location di riprese cinematografiche o elegante quinta scenica di romanzi, videogiochi e graphic novels (A. Christie, Appointment with Death, 1938; F. Hergé, The Red Sea Sharks, 1958; Film: Indiana Jones and the Last Crusade, 1989; Videogame: King's quest V, 1990; Film: Transformers – Revenge of the Fallen, 2009.).

C'è inoltre un altro aspetto da non sottovalutare: la geomorfologia di Petra incarna la perfetta metafora di un rito di passaggio. Il viaggio simbolico nel cuore di questa città prevede una cavalcata a dorso di cavallo o cammello in una lingua di terra battuta chiusa tra pareti ripide. Mediatori di questo rituale sono i beduini che popolano l'entrata e offrono i loro servigi con discreta perseveranza. È un percorso obbligato, ma anche una citazione che non può sfuggire agli amanti del cinema d'avventura, nonché vittime dell'archeomania alla Indiana Jones, poiché è tra queste pieghe di roccia che il celebre archeologo sollevò nuvole di sabbia in un memorabile galoppo.

lunedì 29 ottobre 2012

Talento e libertà, ovvero: la scuola che ci auguro

@ wissenteilen.wordpress.com

Intorno ai 10 anni cominciai a leggere il ciclo dei romanzi di Mary Louise Alcott e ne rimasti affascinata, tanto da proiettare sulla protagonista le mie ambizioni bambine di autrice in erba. Scrivere m'impegnava tutto il tempo libero che riuscivo a ritagliare alla scuola e, per quanto ricordi ore trascorse in giardino a giocare, soprattutto a nascondino in cui avevo perfezionato una tattica raffinatissima, la mia memoria ha un brivido di confidente gioia quando sfoglia le istantanee dei pomeriggi a ricamare acrobazie di grafite su montagne di notes.

Poi venne la mia prima macchina da scrivere, Olivetti Lettera 22. La sistemavo su una sedia che tiravo vicino al letto dove stavo seduta, un po' china, come il pianista Schroeder di Linus. Infilavo il foglio bianco nel rullo, giravo la manopola a destra per sistemarlo a filo, facevo scorrere il carrello per inaugurare l'incipit e le dita impacciate cominciavano a tippettare con forzosa grazia, a costante rischio di restare intrappolate tra le zampe d'insetto (grasso e peli di polvere) della tastiera. Sogno vintage che, per inciso, ho rivisto in una vetrina di robivecchi, non molto tempo fa e la tenerezza della nostalgia che mi ha abbracciato il cuore mi ha spinta, bocca aperta e sguardo sognante, a schiacciare il naso contro la vetrina, nello sforzo di carpire al nero metallo sconosciuto i segreti ed i ricordi miei.

lunedì 22 ottobre 2012

"Man ist, wann man isst"? Mein Brief an die Basler Zeitung

@ gingerbread-men-cookies, Candy Caldwell
 

> segue la traduzione italiana
Basler Zeitung
Redaktion
Aeschenplatz 7
4052 Basel



Basel, den 15. 10. 2012


Sehr geehrte Redaktion,


Mein Brief betrifft den strittigen Artikel „Man ist, wann man isst“ (BaZ des 11.10.2012, Ressort: Stadt, Seite 13) von Herrn Michael Bahnerth.

Schon über den Obertitel „Veganismus als Weltretter“ erstaunte ich, weil er einen sarkastischen Ton versprach, welcher im Lauf des Textes genau bekräftigt wurde. Die Legende des Bildes brachte auch eine spezielle Botschaft: die zwei Junge im Vordergrund scheinen guter Laune zu sein und der Journalist geht davon aus, dass Fleisch essen, glücklich macht. Eine lächerliche unhaltbare Schlussfolgerung.
Ich komme aus einem Land, wo die Massenmedien (und deren Hauptbesitzer) verantwortlich sind für eine massive Gehirnwäsche der Bevölkerung mit dramatischen Folgen für den Bürgersinn und das ethische Bewusstsein. Deswegen bin ich immer vorsichtig, wenn ein Journalist mit der mächtigen Waffe der Medien in unbedachter Art umgeht.

lunedì 8 ottobre 2012

La ricerca dell'Amore ed un teatro di carta

@ www.DasPapiertheater.de, Kugelmenschen


Basel è una città piccola e quando attraversi in bicicletta il ponte St. Johann e il Reno riflette in polle annacquate le luci della sera, mentre gli edifici, illividiti dall'ultimo chiarore che precede il declino del giorno, si tengono in bilico sulla riva, goffamente sull'attenti, pensi che un lusso così in un'altra città non te lo potresti permettere. “Bello, eh?” Urlo ad Amélie che mi segue con pedalate frenetiche che divorano la salita, “Sì!” urla in risposta lei.

So che condivide la mia passione per quell'umile e potentissimo strumento di libertà che è il velocipede (perché in svizzero-tedesco si chiama ancora così, abbreviato 'Velo'). Un tappeto volante alla portata, anzi meglio: una macchina di movimento con il valore aggiunto del lavoro dei muscoli, che pompano, si contraggono, si stendono e ti fanno sentire, dal di dentro, di avere una forma, mentre, dal di fuori, la brezza inevitabilmente polisce la tua figura, ne contorna il volume nello spazio. Da ragazzina, con l'arrivo della primavera, salivo in sella e volavo via. L'isolato in cui intessevo interminabili giri finiva per perdere la sua fisionomia e diventava quinta scenica neutra, schermo su cui proiettavo le mie fantasie: lasciavo fuori le geometrie grigie della periferia e portavo con me gli alberi carichi di foglie del giardino dei miei giochi, il turchese di certi cieli ventosi d'autunno, le nuvole che impedivano al tardo sole di giocare con le mie guance innamorate. La fine dell'estate portava con sé una malinconia aggiuntiva: il tramonto delle mie scorribande su due ruote quando macinavo strisce di marciapiede a tutta velocità, derapando in curva.

Quella dolcezza dolente mi accompagna ancora oggi come se questa piccola cittadina, che per una strana alchimia mi ricorda i paesi liguri della mia infanzia, faticasse ad accomiatarsi e tardasse ad indorare le foglie per non dovermi veder partire. Invece rimango e, a consolare dai primi timidi annunci di freddo, c'è un altro irrinunciabile lusso: la stagione teatrale che si apre a fine settembre.

Il Vorstadttheater di Basel, il mio teatro preferito, è come la mia bicicletta: uno stupefacente mezzo di evasione, alla portata. Un capannone interno cortile, angolo verde, alberi e gorgoglio di fontana d'epoca; nel mini-foyer sedie e tavolini di legno scuro, levigato da mille passaggi, un bancone da cui non mancano mai treccia al burro ed un cesto di mele (il processo di sbucciatura con l'ausilio di un aggeggio d'altri tempi a manovelle e viti vale già di per sé il biglietto); un angolo lettura a misura di bambino con pile di libri e poltroncine vintage azzurre-rotanti; una parete d'ardesia ed una manciata di gessi, per gli attacchi d'arte graffittara.

lunedì 3 settembre 2012

Vladimir Tatlin: utopie, eclettismo e marinai

@ V. Tatlin, Theater
Vladimir Tatlin aveva nel suo DNA i geni di una poetessa e di un ingegnere delle ferrovie. Così non stupisce che da quel bozzolo abbia deciso di sbocciare un artista visionario e concreto insieme, che piega la tecnica, anzi la eleva, ai fini onirici della lirica creativa. 
Di Tatlin non è rimasto quasi nulla e questo ha contribuito a trasformare il ricordo di una delle figure più significative dell'avanguardia sovietica degli anni '20 in un mito.

mercoledì 29 agosto 2012

Nu Sushi partecipa al concorso "Il mio esordio 2012"!

graphic push-up: www.eivoh.com

Nu Sushi

Il sushi-bar Isami, all'Ile Saint Louis, è un locale di Parigi in cui, durante cene esclusive, si banchetta intorno ad un corpo di donna, nudo. Serica maiolica di pelle su cui sfarfallano bastoncini di bambù a caccia di bocconi di pesce crudo.
Il Nyotaimori è una pratica giapponese antichissima, filosofica, vagamente erotica, persino un po' esoterica, ma per Violane, archeologa e mamma single, degenera nell'iniziazione alla violenza della yakuza.
Una rocambolesca avventura, popolata da un caleidoscopio di personaggi: un amore che ritorna dal passato a riaprire vecchie ferite; due alleati comicamente antitetici; un taxista saggio; una megera invadente; un serial killer sboccato; un goffo vicino di casa, che si muovono sullo sfondo di una Parigi maliarda, ma a tratti ostile e degli ariosi, drammatici scenari egiziani.

Un romanzo scorrevole ed umoristico, che bilancia il tono elegantemente ironico con passaggi di sognante poesia. Lo stile è originale, anche nelle scelte grafiche, che alludono alla comunicazione via social network, nonché nella cura linguistica che, in particolare, caratterizza il tenero idioletto della piccola Ofelia, facendone una spalla indimenticabile.

Qui il link della mia pagina personale di presentazione al romanzo. Il libro è acquistabile ma, soprattutto, recensibile. Cliccando sul pulsante 'commenta' si accede alla finestra delle osservazioni e invito, chi avesse voglia di leggere qualche pagina (o, perché no, anche tutto il libro), a lasciare un'opinione. Il parere dei lettori avrà, infatti, un peso determinante nella scelta del vincitore del concorso.

Grazie!

mercoledì 22 agosto 2012

Graffiti a maglia: quando l'arte diventa una carezza

@ Debora Cilli
Il tardo pomeriggio aveva oggi l'atmosfera seducente e nostalgica delle sere di fine estate nella Liguria della mia infanzia. Quando, dopo una giornata di caldo che t'avvolge come un abbraccio, sabbia farinosa sotto i piedi, giochi d'acqua, pelle ancora calda ingioiellata di cristalli di sale, s'addensavano le nuvole dietro all'isola in alto mare o alla catena di colline incombente alle spalle degli ombrelloni. Il cielo si faceva d'un tratto nero e noi seguivamo l'arricciarsi di quei cavalloni celesti titubando se fosse il caso di sfidarne la minaccia o abbandonare il campo. 
Per quanto il cambio repentino d'atmosfera giocasse un contrappunto non richiesto, pure la brezza ora fresca, che spazzava gli ultimi vapori assolati, aveva un fascino ipnotico. Lo stesso che hanno continuato ad avere, nella mia immaginazione, i subitanei rannuvolamenti estivi che portano con sé un silenzio sopraffatto e l'ossimoro di un clangore cromatico, ché nella macchia di buio livido, i colori risaltano di sinistra lucentezza.

giovedì 2 agosto 2012

Müstair e la dolce ferocia della sfida montana

@ Debora Cilli, Stelvio 2012
A chi, per primo, sia venuta l'idea dell'Engadina, non saprei dirlo. Forse a Martin che, nel retro del suo atelier, ingombro di rotoli di pelle e stoffa, cataste di libri rilegati e fusti di fogli dalla costola spoglia, messi in pressa, vagheggiava di una tenda speciale, in cotone: la Spatz-Zelt (fresca anche sotto il sole cocente!). O forse a Stefan, che arrivava tardi alle nostre cene portando in casa, incollate al maglione, lingue di freddo delle serate invernali e, mentre attaccava con foga i resti del menù, ci raccontava di falò e nottate in sacco a pelo nei boschi: occhi fissi al cielo trapunto di stelle.

martedì 22 maggio 2012

Nobuyuki Tsujii, il domatore di Leviatani



@ http://www.konzerte-basel.ch, Nobuyuki Tsujii
Domenica 13 maggio, ore 11. Siamo sgusciate in platea due minuti prima che chiudessero gli ingressi, la tessera dell'abbonamento sfilata di furia dal portafoglio, il casco della bicicletta infilato sotto il braccio e la giacca slacciata in equilibrio precario su una spalla, fatta scivolare giù dall'altra per compensare la traspirazione della corsa. 
Fila 5, posti 99 e 100: abbiamo fatto alzare tutti, che, subito dopo, in un domino impeccabile si sono riaccucciati nelle loro poltrone e noi con loro. Mentre impacchetto le giacche e ne modello un cuscino improvvisato per Amélie, mi guardo intorno. La Musiksaal è, contrariamente al solito, stipata e le mise piuttosto ricercate. Sul palco sono allestite sedie e leggii per un'orchestra al completo e io mi sistemo meglio sul velluto rosso per godermi l'entrata in scena dei musicisti. Amélie, che è smaccatamente di parte, esulta solo quando prendono posto “I violini!!!” (cit.), lancia uno sguardo obliquo ai violoncelli e poi mima l'accordatura degli strumenti sul sottofondo di un coro di MI. 
Non è però della sinfonia Nr.39 Es-Dur, KV 543 di W. A. Mozart, che voglio raccontarvi ma degli epici quaranta minuti del Prokofjew successivo (Klavierkonzert Nr. 3 C-Dur, op. 26). 

venerdì 4 maggio 2012

Il tempo e la filosofia del calzino spaiato

@ Debora Cilli, Orologio senza lancette, Le Marais, Paris 2007
Mi sono dovuta rassegnare alla constatazione che il mondo è troppo veloce per me. Non “sia (troppo veloce...)”, congiuntivo: tempo opinabile dell'ipotesi, regno volubile delle probabilità; ma indicativo presente (e pure categorico), “è”.

Ruota sul suo asse a rincorrersi la coda con l'accelerazione di un ottovolante impazzito e il tempo gli sta dietro, il respiro sul collo, uno sghignazzo sadico sfilacciato dalla velocità.

Lo so che è un proposito ossimorico, ma procediamo con calma. Avevo tre articoli in mente, a tema “carnevale”, “ora legale” e “coniglio pasquale”, rispettivamente e non ne ho preso per tempo neanche uno... Ora non mi resta che il piacere un po' sterile di metterli in fila e arricciare un sorriso ebete al rintocco della rima. Frustrante, non c'è che dire, ma procediamo con ordine.

giovedì 19 aprile 2012

DFÄHRI FAAHRT! "La barca va!" Ovvero trash e utopia a 739 Km di distanza

@ DC from Muensterplatz, Basel

Ieri girava su facebook una foto-denuncia postata da un filmmaker italiano. Nel commento l'autore, Francesco Sperandeo, descriveva quanto accaduto sul volo di linea Alitalia Roma-Tunisi delle 9:20. La notizia, che è rimbalzata presto sui maggiori quotidiani italiani (qui, ad esempio, il link di Repubblica), è tristemente 'ghiotta'. Il tema è quello attuale e controverso dei 'clandestini', nel caso specifico destinati al rimpatrio, procedura che, secondo quanto documentato dal testimone oculare, sarebbe stata espletata in modo inumano. Ignoro le cause che, a giudizio della polizia italiana, abbiano reso necessario un nastro da pacchi marrone sulla bocca e fascette di plastica a bloccare mani e piedi dei malcapitati.
Sempre ieri, nella sezione delle notizie locali basilesi di “20 Minuten”, campeggiava il placido profilo di una nave da crociera fluviale. Il grassetto annunciava che la nave-asilo avrebbe presto gettato l'ancora nel Reno.
Il tema dei rifugiati dal nord Africa è attuale anche qui e Basilea, con 400 richiedenti asilo e 250 già temporaneamente accolti, si trova in emergenza alloggiamento. Nei prossimi due mesi sono però previsti altri 80-90 arrivi, ai quali si è previsto di dar rifugio sull'ex nave-hotel Hispania, che salperà da Rotterdam per ancorarsi nel tratto di fiume che bagna il quartiere St. Johann.
Molti parlamentari svizzeri guardano però con scetticismo a questa soluzione. Si penserà a ragioni velatamente razziste. Tutt'altro. Contestano che ospitare su una nave, per quanto lussuosa, dei disgraziati che per mare hanno sfidato il destino in condizioni traumatizzanti, non sia di buon gusto. Paese che vai, usanze che trovi...

sabato 25 febbraio 2012

I Zauberwünsche, ovvero la potente poesia dei desideri piccoli piccoli

@ Bound, live your dream
È passato molto tempo dall'ultima volta in cui mi sono affacciata sulla piazza del blog e me ne rammarico. Ho scritto e riscritto questo articolo molte volte, mentre la vita prendeva a poderose spallate la testarda bolla di quiete in cui mi sforzavo di mantenere la concentrazione necessaria.

La scrittura è un'arte esigente – quale non lo è, d'altra parte? Pretende l'immersione nel caos del reale a caccia di idee, forme, colori e giochi di luce e, dopo la pesca, la clausura in un silenzio fecondo. Là l'emerso informe, che sbatte la coda viva e tenta con i suoi guizzi di sfuggire alla rete della penna, deve decantare all'asciutto e prepararsi per la fase più difficile. Si tratta di un processo che accosterei a quello della “cera persa”, in scultura. 
Una tecnica affascinante inventata nell'età del bronzo: nel metodo 'diretto', più semplice, si sagoma uno stampo di argilla intorno ad un modello di cera e vi si praticano due fori, uno in alto e uno in basso. Il fuoco acceso sotto quest'ultimo fa scolare la cera sciolta dal calore, mentre il bronzo fuso versato da sopra prende il suo posto.

domenica 15 gennaio 2012

Museumsnacht: un venerdì 13 surrealista

@ Fondation Beyeler, Surrealismus
Sabato, a pedalare verso il centro, c'era da alzare gli occhi per cercare l'origine di quel fitto nevischio che bagnava le guance con tocchi visibili solo nei riflessi liquidi del controluce. Sopra la testa: un azzurro sbiancato dal sole abbagliante, l'aria ghiacciata che ti avvolge il viso con un soffio da pista da sci, ma neanche una nuvola. Eppure una farina bianchissima brillava al chiarore del mattino, depositata, a manciate sparse, sui tettucci delle macchine; sui sellini delle biciclette; sul metallo giallo delle cassette postali; sulle tegole spioventi, a far da sciarpa candida agli abbaini. Così ho pensato ad un genio burlone che distribuisse a casaccio prese di zucchero a velo, senza neppure cercare il nascondiglio di una nuvola. Una mattina limpidissima che meritava di essere spolverizzata da quella benedizione di cristallo: giusto epilogo di una notte speciale. Le ruote accarezzavano la strada deserta con un fruscio che stuzzicava il silenzio: meritato riposo di una città intera che venerdì sera si era riversata nelle strade, sui tram, sugli shuttle appositi, per festeggiare il nostro annuale capodanno della cultura: la notte dei musei.  

venerdì 23 dicembre 2011

È nato "Firmino" il mio giornale di cultura e società

Oggi, 23 dicembre 2011, è nato il mio Firmino e sono felicemente esausta, come da manuale.
Avevo nel cassetto una raccolta di articoli troppo corposi per adattarsi ai ritmi sintetici di un blog e li ho tenuti da parte in attesa di trovare uno spazio adeguato da dedicargli. 
Firmino è un periodico che immagino a cadenza trimestrale e che si propone di offrire una piazza ariosa ad approfondimenti e curiosità.
Ho dato a questa prima uscita il numero "0" per buon auspicio, ma anche per ricordarmi che si tratta di una pubblicazione pilota e, a questo riguardo, confido nel contributo attivo dei lettori affinché si possa, con il tempo ed i necessari aggiustamenti, raggiungere un prodotto valido e piacevole. Aspetto, quindi, i vostri consigli e idee che potrete postare alla voce 'commenti'. Dimenticavo: Firmino ha una pagina a sé, che trovate nel menù in alto, in coda a "Home page" - "I miei libri" - "Autoritratto".
Mi rallegro di essere riuscita a pubblicare questo primo assaggio, nonostante la frenesia pre-natalizia e lo slalom consueto tra impegni quotidiani e incombenze impreviste. Ci tenevo che poteste trovare sotto l'albero un mio regalo di Natale, ma anche a condividere con voi la gioia di celebrare cinque mesi di scrittura e compagnia reciproca. 
Vi auguro di cuore Buone Feste e un sereno 2012. 
Con affetto,
Debora

venerdì 9 dicembre 2011

L'asino di San Nicola e Santi Klaus in Harley Davidson

@ Harley Niggi Naeggi

Volevo scrivere un post su Babbo Natale, nella speranza che il processo di elaborazione del testo me lo cacciasse dalla testa e lo imprigionasse sulla pagina digitale, almeno fino al prossimo anno.

È dai primi di dicembre che in città si assiste a fugaci apparizioni di figuri in mantellina e palandrana (o in alternativa: giacca e pantalone), orlate di pelliccia sintetica bianca. Esibiscono tutte le gradazioni del rosso intenso: dal sangria, al melograno, al veneziano, al ciliegia. Il cappello a cono a volte fa il verso a quello dei sette nani, a volte piega lo stelo sulla spalla, in una molle voluta che si estingue nel ricciolo del pompon. Ce ne sono di allampanati e altri che ostentano rotondità di gommapiuma, tutti però si aggirano furtivi con grandi sacchi marroni e barbe posticce.

domenica 27 novembre 2011

Steve McCurry e il magma nascosto di un vulcano incappucciato di neve

@ Steve McCurry, Wall
È da un po' che voglio dedicare un post a Steve McCurry, uno dei più grandi foto-giornalisti contemporanei. Ha iniziato la sua carriera documentando la guerra sovietica in Afganistan. Era il 1980 e quelle foto gli valsero la medaglia d'oro Robert Capa.  
Così come ogni personalità notevole vanta un aneddoto leggendario che ne battezzi l'esordio, a colorare di pathos la temerarietà ambiziosa della sua testimonianza, contribuiva il suo camuffamento in abiti locali e le arguzie rocambolesche dei rullini cuciti nelle pieghe delle vesti.  
Steve McCurry per me aveva il volto della ragazza afgana ritratta sulla celebre copertina del National Geographic del giugno 1985, che è un po' come immaginare Magritte come un uomo senza volto ma in gessato nero e bombetta o identificare Michelangelo nella fisicità contorta dei Prigioni. A questo si aggiunga che, quando lo scorso giugno ho visitato la Scope Art Fair – sezione illustre di Art Basel; tutto mi aspettavo tranne che di trovarci il Fotografo in carne ed ossa.  

venerdì 11 novembre 2011

Fiera dell'Autunno e mani della nonna

Herbstmesse, Basel
Il più antico mercato annuale della Svizzera è l'Herbstmesse di Basilea. Ad aprire la 541° edizione della fiera d'autunno è stata, anche quest'anno, la campana di San Martino che ha suonato alle 12 in punto del 29 ottobre. Fino al 13 novembre, sette piazze del centro città ospitano bancarelle e giostre. Le merci sono esposte entro la cornice di piccoli cottage che profumano di resina e poiché si snodano, uno accanto all'altro, a formare percorsi labirintici, l'impressione è di avventurarsi in un romantico villaggio intagliato a colpi d'ascia nel cuore di un bosco centenario. Alle fragranze resinose e un po' arcaiche si mescolano gli effluvi golosi delle leccornie tradizionali: la Käskiechli (tortina al formaggio ideata nel 1928 da Gaston Wacker), le mandorle arrostite o caramellate e il Magenbrot (pane dolce a forma romboidale speziato con anice stellato, noce moscata e cannella; letteralmente 'pane dello stomaco' perché pare favorisca la digestione). Non mancano gli altrettanto tipici Bratwürste e Raclette e c'è persino uno stand che offre vino bianco e risotto alla milanese.